Il gesto eroico di Antigone

di Maria Antonietta Adamo.

"E tutta quell’infanzia che non ebbi, mi giunge come in onda d’allegria chi fui è un enigma chi sarò è visione chi sono è ciò che sente il cuore"


Con questi versi di Pessoa si potrebbe rappresentare la figura di Antigone e riassumerne il destino.

Era appena una bambina spensierata nella sua reggia a Tebe quando un’indicibile verità squarciò il velo della realtà e un’ immane tragedia si abbatté e travolse la sua famiglia: il re Edipo, colui che la piccola amava e venerava come padre, era anche suo fratello!

Edipo aveva sciolto l’enigma della Sfinge, osando sfidare la divinità che, per vendetta, lo aveva spinto a consumare l'inconsapevole incesto con la propria madre Giocasta generando quattro figli, tra i quali Antigone.

Sotto gli occhi di questa bambina si compie la vendetta del Fato: la madre non regge al dolore ed alla vergogna e si dà la morte; Il padre/fratello si acceca con le sue stesse mani quasi a voler cancellare, almeno dalla vista quell’abominio.

La crudele scoperta fa scempio dei suoi affetti, le viene strappato il tempo dell’infanzia: cresce in fretta Antigone, indossando l’abito di una lunga intimità con il dolore ma, nel contempo, cresce in lei l’amore.

Il padre, ormai cieco e folle, abbandona la reggia per una vita raminga, esule migra dalla sua terra se non riesce a migrare dal suo dolore.

Antigone, senza esitare, sceglie di restargli accanto e lo accudisce e lo accompagna nel suo itinerario peregrino, sino alla morte, dinanzi alle soglie della reggia di Colono, in Attica.

La legge del cuore governa i passi di questa fanciulla anzitempo assennata.

Alla morte del padre, ritorna alla reggia di Tebe ove governa lo zio Creonte. E, ancora una volta, la sorte la inchioda ad una scelta difficile: i suoi due fratelli sono morti in una guerra fratricida e Creonte, il sovrano interprete fedele del potere, impone che solo uno dei due, Eteocle, possa avere gli onori della sepoltura. L’altro, Polinice, reo di aver combattuto contro la patria, dovrà restare insepolto sulla nuda terra alla mercé di avvoltoi e sciacalli.

Antigone non ha esitazioni, la sua coscienza la guida a sfidare il potere della tirannia pur quando si manifesti con leggi scritte.

Sceglie la disobbedienza nel nome della legge eterna ed immutabile della pietas, dell’amore che sa ciò che è bene come un marchio sul cuore.

Accompagna il corpo del fratello alla sepoltura, strappandolo all’infelice condizione di non vivo-non morto e consentendogli così di varcare la soglia del passaggio.

Con fierezza è pronta a soccombere alle leggi della violenza e della sopraffazione, ma vince sul tiranno che la condanna a morte, con la sua purezza ed innocenza.

Finirà i suoi giorni in un antro nella solitudine e nell’abbandono, lei sì senza conforto e sepoltura.


Un archivio di memorie è il suo struggente e poetico testamento di fragilità e forza d’animo: il gesto eroico di una giovane donna che si trasforma in un atto politico individuale e collettivo.


Maria Antonietta Adamo

Nella foto: Lytras Nikiforos - Antigone e Polinice.

Image: Sachiko Yanamoto in "Yabu no naka" di Akutagawa Riunosuke

Una regia di Nino Campisi 

Una produzione Teatro Del Navile - Scuola di Teatro Nino Campisi