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Antigone - Una tragedia moderna



“Antigone”, una tragedia moderna di Jean Anouilh, versione italiana di Adolfo Franci, con Agnese Corsi, Maurizio Corrado, Francesco Di Nubila, Fabio Garau, Simona Ortolani,Leonardo Galotto, Lorenzo Romanazzi. Musiche di Marilyn Mazur. Images: Maddalena Barletta, Nino Campisi. Una scrittura scenica e regia di Nino Campisi (primo studio). Una produzione Compagnia Teatro del Navile - Compagnia Teatro Studio.

Sabato 7 e domenica 8 maggio il Teatro del Navile ha presentato in prima nazionale il capolavoro di Jean Anouilh, “Antigone”, una riscrittura della tragedia di Sofocle trasformata dall’autore francese in una tragedia moderna.

La storia è sostanzialmente quella di Sofocle ma i riferimenti temporali sono attualizzati a un’epoca contemporanea. Antigone diventa così una eroina dei tempi moderni che rifiuta ogni compromesso, si oppone alle ragioni del potere, qualsiasi esse siano, e sacrifica la sua giovinezza per un ideale.

Domenica 8 maggio , dalle ore 18 alle 20, si è inoltre svolto l'incontro - dibattito "Anouilh e la sua Antigone: geometria del potere" con Nino Campisi e la Compagnia Teatro del Navile con relatori il Dott. Mario Trombino, direttore editoriale di Diogene Multimedia e la Prof.ssa Angela Chiaino, redattrice della rivista di filosofia Diogene Multimedia.

“Se è vero, come suggerisce Mario Trombino, che il mito della tragedia è universale, mentre la Storia, ci parla di eventi particolari, che la tragedia nel suo essere universale parla anche di noi, qui e ora, è anche vero che l’Antigone parlava ad Anouilh e ai suoi contemporanei.

Rappresentata nel 1944 al Théâtre de l’Atelier per la regia di André Barsacq, in una Parigi ancora occupata dai tedeschi, l’Antigone di Anouilh suscitò reazioni contrastanti. Gli opposti inconciliabili di Antigone e Creonte, rappresentati sulla scena di un teatro freddo e male illuminato, scatenarono la polemica di un dialogo impossibile tra collaborazionisti e resistenti. Di fronte a quel tentativo di attualizzazione della tragedia bisognava schierarsi, e uscire alla scoperto, dichiararsi a favore o contro l’esercizio dispotico del potere. I collaborazionisti videro in Creonte il rappresentante di un realismo politico che non si preoccupava della moralità, e nell’Antigone una "terrorista" votata a un sacrificio inutile e addirittura controproducente. Al contrario, i resistenti videro in Antigone la figura dell’eroina che con il suo sacrificio trionfa sul tiranno. Gli impermeabili di cuoio nero con cui Barsacq aveva vestito le guardie, fortemente somiglianti a quelli della Gestapo, comunque non lasciavano dubbi. E anche se il testo, presentato alla censura nel 1941, aveva ricevuto il visto delle autorità tedesche, Barsacq fu convocato d’urgenza dall’ufficio della propaganda tedesca per chiarimenti urgenti. Gli fu intimato di sospendere le repliche dello spettacolo. Non fece in tempo a ubbidire, infatti, il 13 agosto del 1944 tutti i teatri parigini furono chiusi. Gli americani erano sbarcati in Normandia. Una settimana dopo Parigi era già libera.

Mentre lavoravo alla regia ripercorrevo i tragici avvenimenti di quegli anni, dalla disfatta di Dunkerque nel 1940, all’attentato di Paul Collette, nel 1941, contro Pierre Laval, futuro primo ministro del governo di Vichy. Il carattere eroico e sacrificale della resistenza, colto nella sua genesi, in quel gesto apparentemente isolato di Paul Collette, che metteva a nudo la disperazione e lo sbandamento in cui era precipitata la Francia, aveva ispirato Anouilh nel riscrivere la tragedia, attualizzandola. E a dire di no, e a immolarsi al sacrificio è l’Antigone. Ma già nel personaggio e nelle ragioni del tiranno Creonte, si potevano riconoscere sia il dittatore contemporaneo sia le spietate leggi del nuovo stato.”

Nino Campisi, note di regia

Anouilh e la sua Antigone: geometria del potere

Aristotele sostiene che la poesia, non la storia, parla dell'universale. Non è in effetti vero che la storia è sempre narrazione di eventi particolari e che al contrario le storie che racconta la poesia in teatro (Aristotele si riferisce alla tragedia attica) non sono mai particolari? Forse la storia di Antigone o di Medea lo sono? Anouilh e la sua Antigone non fanno eccezione: ci parlano di noi, qui ed ora. Noi non abbiamo un potere nazista con cui fare i conti, non siamo nel 1944 quando la tragedia fu rappresentata per la prima volta. Ma la geometria del potere è la stessa: una stessa logica tanto semplice quanto ineluttabile governa tutti. Anche i vincitori? Anche i vincitori. Anche i "poteri forti"? Anche loro. Anouilh lo fa dire ad Antigone e a Creonte chiaramente. Parlano di noi, adesso. Conviene ascoltarli, per capire cosa sta succedendo.

Allora era l'epoca della Weil e di Sartre, di Camus, dell'esistenzialismo e del neotomismo, con una nuova idea di persona politicamente significativa. Allora si rifletteva sul potere, e si era costretti a schierarsi. E oggi? E' sempre vero quello che Sofocle fa dire al suo coro a proposito dell'uomo nel celebre stasimo? Su tutto questo Anouilh ha qualcosa da dire.

Mario Trombino (direttore editoriale di Diogene Multimedia).

Nella foto: Image di Maddalena Barletta

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© 2019  Teatro del Navile - Nino Campisi

Immagine di fondo: La sala Borsa di Bologna nel dicembre del 2005 durante le repliche di "Ritratto del Novecento" di Edoardo Sanguineti, con Nino Campisi e gli allievi della Scuola di Teatro.

Regia di Giuseppe Bertolucci e Luisa Grosso, coordinamento attori Nino Campisi.

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