Il Teatro della Memoria - Intervista a Nino Campisi

di Mario De Pasquale.


Nel 1989 Nino Campisi dà vita al singolare esperimento del "Teatro della Memoria", da cui nascerà "Paesaggio con donne in risaia", interpretato da tre anziane mondine, Maria e Gelsomina Bonora, Pina Pirani.

Fin dal suo esordio lo spettacolo attira l'attenzione del pubblico e della critica e viene invitato nelle più prestigiose rassegne di Teatro.

Il teatro della Memoria, nato senza pretese e senza riconoscimenti economici di sorta, è uno dei più fulgidi esempi di purezza e di semplicità che il teatro di ricerca abbia prodotto in Italia.

A quasi dieci anni di distanza, Nino Campisi riapre il laboratorio. Gli abbiamo chiesto di rievocare gli anni di "Paesaggio con donne in risaia".

Quali sono stati le tappe più importanti del Teatro della memoria?

Innanzitutto il debutto a Bologna, al Centro Sociale Montanari, con la presenza e l'affetto di centinaia di giovani e di anziani, e di critici come Claudio Meldolesi, Luciano Leonesi e Loriano Macchiavelli. Poi ricordo l'emozionante abbraccio tra Leo De Berardinis e Maria Bonora alla prima rassegna del Teatro di Leo; e l'incontro con Liliana Cavani, al Teatro Testoni. La regista si presentò davanti a una platea gremita di ragazzi delle scuole medie per riabbracciare Maria, che era stata protagonista nel film documentario sulle donne nella resistenza, girato dalla Cavani per Rai Tre. Ma i momenti più belli sono stati ad Aradeo nel Salento, al festival promosso da Koreja. La sera del nostro arrivo, Julia Varley e Ida Keralova, che conducevano il laboratorio per attrici, invitarono le mondine a cantare una canzone. Maria e Gelsomina salirono sul palco, timide ed emozionate, e incominciarono a intonare le prime note di "O bella ciao". Tutto il pubblico presente si unì ai canti. Fu una serata indimenticabile. Ogni volta che rappresentavamo "Paesaggio" c'era sempre un fuori programma di canzoni e stornelli. Le mondine avevano una grande carica comunicativa, sapevano far ridere e commuovere il pubblico. E al ritorno, sul treno per Bologna, ancora canti e stornelli, barzellette e lezioni di vita.

Quali sono stati i critici che vi hanno scoperto?

I primi critici che ci segnalarono per la rassegna "Loro del Reno" alla Morara, sono stati Stefano Casi e Andrea Adriatico, due personalità molto sensibili. A loro dobbiamo la fortunata tournèe dello spettacolo. Dalla Morara nacque l'invito per il Festival Internazionale del Terzo Teatro ad Aradeo, e da lì la recensione di Nico Garrone sulla pagina nazionale degli spettacoli di Repubblica, che definiva "Paesaggio" una favola commovente. Da allora abbiamo continuato a ricevere richieste per questo piccolo e fortunato spettacolo. L'ultima apparizione in pubblico è stata nel 1995, al Teatro San Geminiano di Modena, nella rassegna L'Orgoglio e la Vergogna , organizzata dall'Ert.

Avete anche partecipato alla rappresentazione dell'Antigone delle città, lo spettacolo teatrale di commemorazione della Strage del 2 Agosto.

Anna Amadori, che conduceva un gruppo di lavoro sull'Antigone, aveva visto e apprezzato il nostro spettacolo e ci aveva invitato a tenere una dimostrazione per i 100 attori dell'Antigone. Aveva molto insistito. E aveva visto giusto. Dopo lo spettacolo il regista Marco Baliani disse che sarebbero state loro, le mondine, a dar voce alla Storia di Antigone. Infatti chi meglio di loro poteva rappresentare la memoria storica della città?

E quella sera, mentre le attrici dell'Antigone accompagnavano le tre mondine sulla Piramide costruita in Piazza Maggiore, vidi brillare una lacrima negli occhi di Maria: "Che meravigliosa serata, con tutti questi giovani. Hai visto? C'è anche Renzo, il nostro Sindaco."

Che cosa ha rappresentato per te questo spettacolo?

Il teatro della memoria è stata una grande avventura umana che ha segnato il mio modo di considerare l'attore. L'insegnamento che ne ho tratto è che tutto parte dall'uomo, dall'anima e dai sentimenti, e tutto ritorna all'uomo. Assistendo al nostro spettacolo molti attori, insieme al pubblico, si sono commossi e hanno pianto di fronte alla lezione umana di tre semplici mondine che raccontavano la loro vita durante il fascismo. È difficile veder piangere degli attori, sentirli partecipi verso qualcosa che non sia la loro opera. Generalmente l'attore è cinico e ipercritico nei confronti degli "altri" artisti, e questo perché è impegnato ad autolegittimarsi per rafforzare il suo Io. Con "Paesaggio" abbiamo raggiunto un alto livello di sfondamento di queste barriere. Di fronte alla semplicità delle mondine, alla loro forza interiore, ogni attore non poteva non domandarsi qual'era il senso del suo lavoro. Ecco, ancora oggi, quando faccio le mie regie o quando insegno recitazione ai miei allievi, mi chiedo: Qual è il senso di questo lavoro? Qual è il mio obiettivo? Che valore sto creando per me e per la società? E queste, credo, sono le domande che ogni artista dovrebbe porsi.

Come si articola il progetto sul nuovo Teatro della memoria?

È un progetto triennale che prevede la produzione di spettacoli e una rassegna che ospiterà ricercatori solitari vicini al Teatro della memoria, al nostro modo di intendere il Teatro. Il debutto degli spettacoli è previsto per fine Febbraio presso il Centro Sociale Montanari. Ritorno alle origini, in un piccolo spazio, là dove è nato il Teatro della Memoria, alla Bolognina - Casaralta, tra gli anziani del Centro Sociale. Lavoreremo sull'esperienza e sulla memoria, ovvero sulla letteratura che nasce dalla memoria storica e dall'esperienza. In letteratura e in teatro non mi hanno mai interessato i mondi ideali e le "manipolazioni dell'immaginario", né la spazzatura nazi-skin, così cara a certi generi letterari oggi in voga. Metterò in scena un mio testo teatrale "Memorie Partigiane" ispirato all'opera di Beppe Fenoglio e "Storia di Agnese" tratto da "L'Agnese va a morire" di Renata Viganò. E ancora una volta lontano da ogni retorica, con l'intento antropologico di indagare i sentimenti e le ragioni dell'uomo. Contro la barbarie.

E le mondine parteciperanno alla nuova edizione del Teatro della memoria?

Maria Bonora ci ha lasciato il 27 Luglio di quest'anno, all'età di 81 anni. Voglio ricordarla con un omaggio, dedicandole la ripresa di "Paesaggio con donne in risaia" interpretato, questa volta, dai giovani. Ogni volta che finivamo uno spettacolo, Maria si rivolgeva al pubblico dicendo: "Io ho fiducia nei giovani. Perché voi ragazzi siete il nostro futuro e potete lottare come abbiamo lottato noi." Come interpreti sceglierò tre giovanissime attrici e ci saranno anche Gelsomina e Pina.

Da chi è finanziato il progetto?

Il progetto è autofinanziato dal Centro Montanari e dal Teatro del Navile. Chiederemo comunque un incontro con l'Assessore Grandi per verificare se c'è interesse a un riconoscimento economico da parte del Comune. In ogni caso l'iscrizione al laboratorio sarà completamente gratuita e si baserà su un provino selettivo.

Come definiresti il tuo lavoro di regista e di insegnante di Teatro? Ti consideri parte dell'avanguardia e della ricerca teatrale?

La ricerca teatrale non comporta necessariamente l'obbligo di essere a tutti i costi all'avanguardia. A me interessano i valori e la spiritualità. Per questo mi sono dedicato alla formazione e all'evoluzione personale. Forse sono un tradizionalista. Ma mi piace anche la sperimentazione, a patto che ci sia qualcosa di nuovo da dire. La mia metafora ispiratrice è la frase di un saggio e illuminato monaco buddista: "Più profonde sono le radici più rigogliosi crescono i rami, più lontana è la sorgente più lungo è il corso del fiume".

Mario De Pasquale

Intervista a Nino Campisi

Zero in condotta, 1998


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