La possibilità della struttura per un teatro naturale

di Ursula Buenger.

Tratto da Mongolfiera - Bologna, Dicembre 1988.

Daniele Ruzzier in "Non è costume del cielo alzare la testa" regia di Nino Campisi (1988)

Archivio Storico - Teatro del Navile. "Il tempo non è una pausa di riflessione" - "Non è costume del cielo alzare la testa" di Nino Campisi, 1987-1988.


"(...) Si potrebbe così definire il lavoro di Nino Campisi "teatro letterario": poiché si tratta di trascrivere per il palcoscenico uno scritto in prosa. È come se il linguaggio parlasse sulla scena attraverso un metodo di comunicazione che ci porta direttamente alla realtà. (...)


Queste considerazioni mi portano a un'altra definizione : "teatro del/sul quotidiano". (...)


È evidente a questo punto l'esistenza di un contrasto profondo che distanzia questo modo di fare teatro dalla "teatralità", dai "gesti grandi" dove la comunicazione non arriva e rimane confinata nell'esteriorità arbitraria. E ancora: "teatro psicologico": lo spettatore non è qui colpito da grida o da giochi di palcoscenico, ma al contrario è indotto a sentire, a percepire i minimi cambiamenti sul viso dell'attore e a riconoscere il sentimento nascosto sotto le parole. E infine "teatro cinematografico": contano le espressioni del viso e i primi piani, conta il valore di un gonna rossa, colpisce la musica di Laurie Anderson, o la tragicità dei Kindertotenlieder di Gustav Mahler.


Teatro naturalista, allora? Io proporrei piuttosto "teatro naturale": la scenografia non è realistica (come quella dei naturalisti), gli oggetti, pochi, sono "semplici e incolori" come diceva Wittgenstein.



Ciò che conta, ciò che dà spazio, tempo e colore agli oggetti, che dà forma è la possibilità della struttura (Wittgenstein).


Ciò che conta sono le parole, il gesto, il movimento dell'attore che suscitano uno stato di cose nella realtà.


E infine, c'è anche uno spazio mentale, reso visibile attraverso le ripetizioni del gesto, come in un sogno.


Anche l'immaginazione qui è una realtà.


Questo spazio mentale acquista importanza fondamentale in "Non è costume del cielo alzare la testa".




Qui lo spazio mentale è rappresentato attraverso passi di danza; una sedia sul palcoscenico nudo e una maschera costituiscono gli oggetti agiti. In lontananza una porta segnata dalle ombre, dipinta dal pittore Salvatore Cariello.



Con questo spettacolo Nino Campisi è ancora più radicale nei confronti della realtà, e non concede nulla se non la drammaticità del contenuto e una interpretazione misurata che aderisce fedelmente alla scrittura di Ingeborg Bachmann."

Ursula Buenger

Mongolfiera - Bologna, Dicembre 1988.

Archivio Storico - Teatro del Navile.